Aggiornamenti normativi

Iperammortamento 2026: come funziona la nuova misura per investimenti fino al 280%

Il decreto attuativo è arrivato. Aliquote, scaglioni, beni ammissibili e procedura GSE: una guida operativa per programmare gli investimenti del prossimo triennio.

La Legge di Bilancio 2026 ha rimesso al centro un meccanismo già conosciuto sotto le passate stagioni di Industria 4.0: l’iperammortamento. Con il decreto attuativo pubblicato a maggio, abbiamo ora le regole operative, anche se per la modulistica e l’apertura della piattaforma GSE bisognerà attendere un ulteriore decreto direttoriale.

Vale la pena fare il punto, perché la finestra temporale è lunga — l’agevolazione si applica agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028 — e le aliquote restano molto interessanti. Per le imprese con piani di investimento già in corso, è il momento di fare scelte informate.

Cos’è davvero l’iperammortamento

Lo dico chiaro perché spesso si confonde: l’iperammortamento non è un contributo a fondo perduto e non è un credito d’imposta. È una maggiorazione fiscale del costo di acquisizione di un bene strumentale nuovo. Tradotto: l’azienda compra un macchinario a 100 mila euro, ma ai fini del calcolo degli ammortamenti fiscali — o dei canoni di leasing finanziario — può comportarsi come se ne avesse pagati 280 mila. Il risparmio arriva tramite quote di ammortamento più alte spalmate negli anni, riducendo l’imponibile IRPEF o IRES. Sull’IRAP non produce alcun effetto.

Cosa rientra e cosa no

Il decreto agevola due tipologie di investimenti:

Sui rinnovabili il decreto introduce dei paletti precisi. Il primo è dimensionale: la producibilità massima dell’impianto non può superare il 105% del fabbisogno energetico aziendale, calcolato sui consumi medi annui dell’esercizio precedente. Un fotovoltaico sovradimensionato pensato per la cessione di energia, quindi, è fuori. Il secondo riguarda il fotovoltaico: i moduli devono essere iscritti nel registro ENEA nelle categorie previste — il vincolo “Made in Europe” qui resta.

Ci sono anche massimali di costo unitario: 1.420 €/kW fino a 20 kWp, 840 €/kW oltre 1.000 kWp. La parte eccedente non concorre alla base di calcolo.

Aliquote per scaglioni: come si calcola

L’iperammortamento opera per scaglioni progressivi sull’investimento agevolabile annuo. Fino a 2,5 milioni di euro la maggiorazione è del 180%, e quindi il valore fiscalmente ammortizzabile sale al 280% del costo del bene. Tra 2,5 e 10 milioni la maggiorazione scende al 100%, con valore al 200%. Tra 10 e 20 milioni si applica una maggiorazione del 50%, per un valore al 150%.

Un esempio chiarisce. Investimento da 4 milioni di euro: i primi 2,5 milioni vengono valorizzati al 280% (= 7 milioni di valore fiscale), gli ulteriori 1,5 milioni al 200% (= 3 milioni). Totale fiscalmente ammortizzabile: 10 milioni di euro contro 4 milioni effettivamente spesi. È un effetto leva fiscale importante.

La maggiorazione decorre dal periodo d’imposta in cui l’impresa comunica al GSE il completamento dell’investimento, sempre che il bene sia entrato in funzione nello stesso periodo e che — per i beni allegati IV e V — sia avvenuta l’interconnessione al sistema aziendale di gestione della produzione.

Procedura GSE in tre fasi

L’iperammortamento richiede di passare attraverso una procedura strutturata sulla piattaforma del GSE, con accesso SPID o CIE, articolata in tre comunicazioni:

  1. Comunicazione preventiva: si invia per ciascuna struttura produttiva, con dati identificativi, tipologia e ammontare degli investimenti e date previste di interconnessione o entrata in funzione.
  2. Comunicazione di conferma: entro 60 giorni dall’esito positivo del GSE, va trasmessa la conferma con dati su acconti versati (deve esserci almeno il 20% del costo di acquisizione) e fatture agevolabili.
  3. Comunicazione di completamento: al termine degli investimenti, e comunque entro il 15 novembre 2028, con allegate perizia tecnica asseverata e certificazione contabile.

Il GSE verifica entro 10 giorni il caricamento e comunica l’esito o richiede integrazioni (che fanno slittare il termine di 20 giorni).

Perizia e certificazione: il vero punto di attenzione

Tutti gli investimenti richiedono una perizia tecnica asseverata corredata da analisi tecnica, rilasciata da un ingegnere o perito industriale iscritto all’albo, o da un ente di certificazione accreditato. E una certificazione contabile del revisore legale (anche per le imprese non obbligate per legge alla revisione: in quel caso ci si rivolge a un revisore indipendente).

Va poi conservata fatture e documenti di trasporto, e documentazione tecnica relativa all’interconnessione.

Le due comunicazioni periodiche annuali

Qui c’è un elemento spesso sottovalutato. Una volta ottenuta l’agevolazione, non finisce. Le imprese beneficiarie devono trasmettere ogni anno:

Sembra un dettaglio formale, ma il mancato rispetto può determinare la perdita del beneficio per le quote successive. Vale la pena impostare bene il monitoraggio fin da subito.

Le aliquote attraenti raccontano metà della storia. L’altra metà è la procedura: chi parte ora con la pianificazione interna ha sei mesi per arrivare pronto alla prima comunicazione preventiva senza giocarsi mesi di tempo utile.

Se stai valutando un investimento e vuoi capire se rientra nei beni agevolabili o quale aliquota si applica al tuo caso, scrivici qui o prenota direttamente una call.

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